VIRUS Zika, allarme mondiale , ma che cos’è realmente e che cosa può farci?

Parte dal Sud America un’epidemia che per molti scienziati è unica e devastante ma può arrivare facilmente anche in Europa, ma ne sappiamo abbastanza?

In realtà il primo contagio risale a metà del 900 già in Uganda, ma la diffusione o quanto meno il terrore è partito quando negli ultimi anni si è registrata un’impennata di nascite con Microcefalia in Brasile e l’Organizzazione Mondiale della Sanità è arrivata a consigliare a chi vive o viaggia nelle zone a rischio di posticipare o evitare una possibile gravidanza perché il virus è collegato proprio alla possibilità di danneggiare i feti che nascono con questa enorme problematica.

CHE COS’è IL VIRUS ZIKA e QUALI SONO I SINTOMI?

E’ un virus che appartiene alla famiglia dei Flaviviridae. Il nome deriva dal luogo in cui fu scoperto per la prima volta, la foresta di Zika in Uganda, nel 1947. E’un virus molto simile a quello che causa malattie  come la dengue, la febbre gialla e l’encefalite del Nilo occidentale. Il primo contagio nell’uomo avviene vent’anni dopo la scoperta e l’isolamento in un macaco in Nigeria. La presenza del virus causa la malattia nota con il nome di «Zika» appunto.

In buona parte dei contagi la malattia è totalmente senza sintomi. Nei restanti casi i sintomi sono molto simili a quelli influenzali come la presenza di febbre, debolezza e dolori muscolari , e il tutto si risolve in un periodo che va dai 2 ai 7 giorni.I sintomi che la caratterizzano però  sono la congiuntivite, il prurito e alcune manifestazioni cutanee. In generale la malattia si risolve senza nessuna cura nel giro di pochi giorni ma ci sono anche rarissimi casi in cui avvengono complicanze di tipo neurologico, che però non apportano danni rilevanti.

CHE COSA SUCCEDE DURANTE UNA GRAVIDANZA?

Il problema vero e proprio è proprio questo perché se sembra risolversi in generale senza problemi crea non poche problematiche a donne incinte o meglio ai feti e infatti le autorità brasiliane negli ultimi  anni e in particolare negli ultimi 12 mesi hanno registrato un’impennata di casi di microcefalia che è una malformazione che porta a uno sviluppo più contenuto del cranio rispetto al normale con uno  deficit di crescita nei neonati, si sono registrati circa 3500 casi e analizzando il fluido cerebrospinale di alcuni bambini che non sono sopravvissuti alla microcefalia gli scienziati hanno scoperto la presenza del virus. Non ci sono però sufficienti ricerche ne prove per capire quale causa-effetto lega i feti al virus e al momento le dinamiche sono sconosciute, di certo si sa solo che 3500 bambini sono nati con disabilità mentali e hanno il virus o lo hanno avuto le madri in gravidanza.microcefalia-e-zika

Il contagio avviene attraverso puntura di zanzara del genere Aedes  che è presente nelle aree tropicali e sud-tropicali   che è la portatrice ufficiale  del virus, inoltre sono stati registrati anche rari casi di contagio con sangue infetto e casi di contagio per via sessuale seppur rarissimi. E’ bene però avere rapporti sessuali protetti proprio perché ancora troppo poco si sa di come sia legato alla gravidanza, quindi anche un uomo che ha preso zika potrebbe passarlo al feto.

 

CHI RISCHIA IL CONTAGIO E COME SI DIAGNOSTICA?

In realtà sono a rischio  tutte le persone che soggiornano nei territori dove la zanzara è presente.La malattia è  simile ad un’influenza e probabilmente facilmente scambiabile proprio per una semplice influenza visto l’assenza dei sintomi caratteristici quasi nella totalità dei contagiati. Chi deve cautelarsi però sono senz’altro  le donne in gravidanza. Per ottenere una diagnosi certa si può ricorrere alla ricerca dell’RNA virale nel sangue mediante la tecnica PCR.

SI Può PREVENIRE O CURARE  ZIKA?

Al momento non esistono cure o vaccini e a parte non recarsi nelle zone a rischio ed evitare le punture il più possibile poco si può fare. Bisogna ricordare che nelle zone sub tropicali il rischio di punture di insetti è altissimo e di conseguenza bisogna premunirsi con zanzariere repellenti adatti. Se al ritorno da una soggiorno in a una delle zone a rischio si prende la febbre, bisogna recarsi in un centro specialistico, di solito l’al ha un ufficio addetto alle vaccinazioni e ai rientri da zone particolari.Al momento il brasile è un punto nevralgico così come il Paraguay e il Messico, inoltre il virus è partito dall’Africa e se ne sono registrati casi anche in Asia.

E’ di questi giorni la notizia che vi sia un contagio anche nei pressi di Bologna,  e ovviamente le temperature estive e l’umidità crescente anche in Europa non fa ben sperare.

 

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