È ormai appurato che assumere olio di palma può portare a conseguenze molto gravi per la salute. Ciò è confermato da una serie di studi, l’ultimo uno studio italiano dell’Università di Bari, Padova e Pisa, in collaborazione con la Società Italiana di Diabetologia, che conferma che l’olio di palma è in grado di distruggere le cellule del pancreas che producono l’insulina. L’olio di palma, quindi, oltre ai danni irreversibili già comprovati a carico del sistema cardiovascolare, incide anche sul diabete mellito. L’olio di palma agisce direttamente sulle cellule beta, distruggendole e da qui la produzione non adeguata di insulina. Purtroppo assumere olio di palma è facilissimo, soprattutto per i bambini, poiché è contenuto in molti prodotti della colazione come biscotti e merendine.

Cosa bisogna sapere sulla coltivazione e sull’estrazione

La palma da cui viene estratto questo olio è coltivata soprattutto in Malesia e Indonesia. Per riuscire a produrre questo prodotto viene distrutta la foresta tropicale in diversi punti, come nel caso delle foreste dell’isola di Sumatra. Qui vivono elefanti, tigri, oranghi e rinoceronti, a cui viene sottratto spazio vitale. Non a caso, questi animali si sono ridotti in poche centinaia di esemplari, proprio a causa di tutto ciò. Purtroppo l’olio di palma viene assunto diverse volte nell’arco di una giornata e senza volerlo. È presente infatti in molti prodotti da forno come biscotti, merendine, cereali oppure in crackers o nei panini. Può essere scovato anche in alimenti improbabili come il gelato confezionato e nei bignè. È importante sapere che circa l’80% dell’olio di palma che viene prodotto è utilizzato nell’industria alimentare e quello che fino a poco tempo fa veniva indicato come “grasso vegetale” era olio o grasso di palma, almeno nel 90% dei casi. L’olio di palma può causare gravi danni, soprattutto se assunto più volte al giorno e a soffrirne di più sono cuore ed arterie a causa dell’alta presenza di acidi grassi saturi.

Ma perché l’olio di palma scomoda così tanto i signori dell’industria alimentare?

L’altissima componente di grasso presente nell’olio di palma interessa molto all’industria alimentare e non solo, poiché conferisce solidità al prodotto a temperatura ambiente. Quindi acidi grassi saturi, come per esempio l’acido palmitico e insaturi come l’acido oleico e l’acido linoleico, che combinati insieme hanno la stessa efficacia, ma anche gli stessi problemi del burro. Ecco spiegato l’arcano. Vi ricordiamo quindi di fare attenzione soprattutto ai prodotti per bambini come cereali, crackers, creme spalmabili e gelati industriali, ma anche ai prodotti per la prima infanzia come il latte di proseguimento o i biscotti che si sciolgono nel biberon. Per fortuna grazie alle proteste di molte mamme, mosse anche a marchi importanti di alimenti per bambini come la Plasmon, le produzioni che comprendono l’utilizzo dell’olio di palma stanno diminuendo. In generale, la protesta ha toccato molti altri grandi marchi, come la Mulino Bianco, che ha già messo sul mercato dei biscotti precisando il NON utilizzo dell’olio di palma. Siamo quindi ad un punto di svolta.